Castrum Luci: Castello nel Bosco

Il suo territorio conobbe insediamenti di origine preromana, come attestano le numerose testimonianze archeologiche, ancora oggi esibite nel Museo Archeologico Campano.

In epoca altomedioevale, fece parte del Principato Longobardo di Capua. Il primo documento che ne certifica l'esistenza risale, infatti, al 964, anno in cui i principi capuani Pandolfo I e Landolfo III donarono trecento moggia al Monastero Benedettino di S. Vincenzo al Volturno, tra cui quelle degli "homines de Casaluce".
Dopo il Mille, un contingente di cavalieri normanni provenienti dal Nord della Francia, guidati da Rainulfo Drengot, vi eressero una fortezza, che rappresento' una vera e propra testa di ponte per la successiva conquista della Liburia.

La costruzione tufacea, di forma quadrangolare, possiede una superficie di circa cinquemila metri quadrati, quattro torri ai lati e un dongione al centro, fatti svettare, nella prima meta' del secolo XII da Ruggero II d'Altavilla, durante l'opera di unificazione del Mezzogiorno d'Italia.
Si tratta di una grossa struttura di carattere strategico, che rivela ancora oggi un'architettura militare assai funzionale e matura, con fossato, ponte levatoio (attualmente sostituito da un cavalcavia in muratura), cisterne per la raccolta dell'acqua, prigioni, scuderie e passaggi sotterranei, che consentivano di raggiungere luoghi sicuri in caso di assedio.
In epoca normanno-sveva appartenne a vari "militi", tra cui Rahoul di Casaluce, ricordato nel Catalogus Baronum, fatto compilare da Ruggero II, intorno al 1150, Hubertus e suo figlio Gaufridus.
In questo periodo il villaggio e il castello erano circondati dai boschi, la Silva Tuburola, i boschi di San Zenobio e Sant'Arcangelo, da cui la derivazione del toponimo Casaluce, cioe' "Castrum Luci", cioe' "Castello del bosco".
Dopo la conquista del Regno di Sicilia, Carlo I d'Angio' lo dono', intorno al 1266, al conte provenzale Bertrando del Balzo, Gran Camerario, e un discendente di questi, Raimondo, lo concesse in donazione nel 1359 ai monaci seguaci della Regola di Celestino V.

Questi trasformarono l'antica fortezza in monastero, vi eressero un chiostro di stile gotico e una chiesa dello stesso ordine, con volte a crociera, arricchendola di uno splendido portale trecentesco, reputato opera di Tino di Camaino o di qualche suo discepolo e di numerosi affreschi di notevole fattura, di scuola giottesca.
Nel luogo religioso, viene ancora oggi custodita l'effige miracolosa della Beata Vergine di Casaluce, una icona del XIII secolo e due idrie di alabastro, ritenute dalla tradizione le stesse del miracolo di Cana. Numerosi personaggi della storia visitarono il Castello e vi soggiornarono, anche per praticare lunghe battute di caccia, essendo i boschi circostanti turgidi di selvaggina.
Tra di essi ricordiamo Giovanna I d'Angio', Ladislao di Durazzo, Giovanna II, l'imperatore Federico III e sua moglie Eleonora di Portogallo e, nel 1536, Carlo V d'Asburgo.

Nel suo territorio esistevano numerosi villaggi, alcuni scomparsi altri assorbiti dall'espansione uranistica del casale piu' importante, Casaluce.
Il piu' antico era certamente Popone, ricordato fin dal 900. Appartenne ad alcuni militi "Petrus de Pipone" (1122) e Giovanni Magnusole (1205), a Giannotto Stendardo, Gurrello Origlia, Antonello Petrucci e gli Olivetani. Oggi e' disabitato; dell'antico villaggio non rimangono che un castello diruto, e una chiesetta, dedicata a San Tammaro, e numerose leggende di fantasmi e di tesori sepolti. Il villaggio di Aprano, coevo a quello di Casaluce, appartenne anch'esso ad alcuni "militi", Giovanni Pironto (1209), Vitalis de Aprano (1270). Fu feudo successivamente della famiglia "de Suliaco", degli Zurlo, che assunsero il titolo di duchi di Aprano, poi di Antonello Petrucci che vi fece erigere una torre quattrocentesca, complatamente trasformata. Possiede ancora oggi una chiesa dedicata a San Marcellino.
Casalnuovo a Piro nasce dalle rovine di una antica villa romana, ricordata anche dallo storico aversano Gaetano Parente. Fu tenuto in feudo dagli Abenavolo e dai monaci certosini di San Martino a Napoli. Nei suoi pressi si trovano altri due villaggi completamente scomparsi: Garillano e Nobile.